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Iyengar - Gli asana e i detriti del mondo

 

Più che asserzioni queste opere sono degli interrogativi: può un uomo nel mondo odierno così caotico, frenetico e inquinato – simboleggiato qui dagli elementi del cemento e della plastica – isolarsi e ritrovare la serenità del pensiero?

Attraverso ogni asana, che scrive una pagina di liberazione, Iyengar suggerisce che è possibile.

Ho immaginato il confronto, il contrasto forte fra un vortice accelerato di frammenti del nostro quotidiano – una specie di centrifuga impazzita – e l’immobilità eterea delle posizioni yoga del personaggio centrale, equanime sulla sua isoletta di legno. Il maestro Iyengar sfida sereno la frenesia che lo circonda.

Nella corona che imprigiona il meditatore si intrecciano plastiche dure e molli in un momentum casuale. Alla superficie del cemento affiorano frammenti di oggetti riconoscibili della vita di ogni giorno, una piccola spazzola, l’auricolare di un telefono, occhialetti da nuoto, un orologio da polso...

È interessante constatare il sorprendente potere seduttivo di questo magma caleidoscopico di rifiuti – una danza macabra, insidiosamente gioiosa e colorata.

L’evanescenza dell’immagine centrale dell’asana evoca l’eventuale difficoltà del praticante di yoga a raggiungere l’isolamento perfetto e l’eccellenza della  concentrazione.

In alcune opere un’aura di luce (led luminosi) diffonde un ulteriore sentimento di isolamento spirituale e di sacralità.

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